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30.9.11

Insalata di soba allo zenzero

Giappone chiama Italia
Come al solito arrivo in ritardo....e sì che quest'anno l'estate non ne vuole sapere di abbandonarci, ma non è comunque questa l'ora di proporvi una insalata di pasta. O forse sì. A dirla tutta a casa mia si è sempre guardato con molto sospetto alla "pasta fredda", dato che nell'immaginario collettivo ( di mio padre) l'aggettivo "freddo"fa riferimento a cibo tolto dal frigo e servito in tavola. Un po' come quelle tristi insalate di riso servite in alcuni bar, direttamente dalla ghiacciaia alla tavola.

28.9.11

Cake veg al cacao

ovvero: di come ti cambio idea in cinque minuti
Qua mi sa che deve scattare un clamoroso Mea Culpa, con tanto di battiti sul petto e ciliciate virtuali. Ok: ho sempre detto che la Benedetta Parodi, la sua rubrica mordi e fuggi "Cotto e mangiato" e relativi libri e gadget vari mi stavano sommamente sui cosidetti. Quando un mio collega, pensando di farmi un piacere, mi disse "Sei la Benedetta Parodi de noatri" quasi lo presi a sprangate sui denti (e lui, prontamente replicò "Ok, va bene Sora Lella?") e da allora mai più ci provò. Bene, tutto ciò prima. Prima che la signora in questione passasse a La7 ed iniziasse a condurre una rubrica dal titolo "I Menù di Benedetta" che, una sera, quasi per sbaglio mi trovai a guardare. Dopo dieci minuti ero già lì, con espressione ebete disegnata in faccia, a pensare che malaccio non era: le idee sono graziose (non sbilanciamoci troppo eh!) e alcune ricette davvero invitanti. E poi, oh, lo dico: lei mi piaciucchia!

27.9.11

Spinaci al sesamo

...un salto in Giappone!
Io, già l'ho detto, credo di aver nel mio DNA qualche gene orientale...com'è, infatti, che i tipici piatti italiani mi lasciano (quasi) insensibile mentre una qualunque preparazione ( purchè vegetariana) cinese, giapponese, thailandese o giù di lì mi colpisce al cuore immediatamente? Com'è che posso rifiutare una pizza ma non una ciotola di riso al vapore o declino un piatto di pasta per qualche rotolino di veg sushi? Alla faccia del patriottismo gastronomico! E così è sempre stato, anche prima che diventassi vegetariana, quando da piccola rompevo i cosidetti per andare al ristorante cinese ( credo di essere stata una delle prime bambine astigiane a provare la cucina cinese, quando qui da noi non erano ancora diffusi).

26.9.11

Crostata di mirtilli e biscotti

L'altro giorno guardavo la tv (no, diciamo, sentivo dato che è sempre accesa ma la guardo raramente) e non so più quale dei centocinque chef che popolano l'etere, ha detto che il più grande pasticcere del mondo è il Signore. Ora, a parte le implicazioni religiose che porta una tale affermazione, credo proprio che abbia ragione, se nò non si spiegherebbero tante piccole meraviglie che la Natura ci regala. Come i mirtilli. Piccole perle violacee che sembrano, appunto, i gioielli esposti da Tiffany e il cui prezzo è all'incirca simile a meno che non ci si armi di un po' di buona volontà e li si vada a cogliere nei boschi. Io questa buona volontà non l'ho avuta (anche perchè non ho mai ben capito quando è la loro stagione) e più che altro mi sembra un po' improbabile riuscire a trovarli nei boschetti astigiani, e così mi sono rivolta al supermercato.

25.9.11

Crema di carote e limone

Ancora una zuppa..
Ultimamente ho deciso di fare una cosa buona e giusta, dato l'alto numero di ricettari che sostano in casa mia: quando ho un po' di tempo mi spaparazzo sul divano e, biro alla mano e libri in un'altra, annoto su un quaderno tutte le ricette che vorrei fare. Sì, avete capito bene, libro per libro. Per 240 volte circa. Diciamo che avrò il mio bel da fare per i prossimi anni :-) ed è già tanto che non mi porti i ricettari anche in ufficio. Ho capito che era l'unico modo per riuscire a sfruttare i miei tanti libri di cucina...che poi, quelle segnate, le faccia veramente, beh, è cosa da vedersi. Non so voi, ma per me la gioia di avere un nuovo ricettario è qualcosa che va oltre il gesto di cucinare: anche solo sfogliarli, riempirmi gli occhi di foto stupende, leggere e imparare nuovi accostamenti di sapori, beh, è cosa che mi piace tantissimo.

24.9.11

Zuppa agropiccante thailandese

Se in ascolto c'è qualche thailandese, prego chiuda gli occhi e non legga...Questa, infatti,  nell'immaginario, dovrebbe essere una Zuppa agropiccante thailandese, da me imbastardita a livelli estremi causa mancanza di alcuni ingredienti. Ho la scusante però: magari a Roma o Milano trovare il lemongrass sarà una cosuccia da nulla, ma qui ad Asti....beh, se mi mettessi a girare i negozi di frutta&verdura alla spasmodica ricerca di tale ingrediente, correrei il rischio di venire fotosegnalata immediatamente. Ancora ricordo lo sguardo stralunato della mia interlocutrice quando io, innocentemente, chiesi se avevano del rabarbaro: avessi chiesto un giornaletto pornografico sarebbe stata meno sorpresa. Quindi, da allora, mi tengo su richieste semplici ed il lemongrass non lo è.

23.9.11

Famolo strano...il porridge!

Lo so che, probabilmente, i non "addetti ai lavori" storceranno il naso e si chiederanno se, per caso, nel frattempo io abbia partorito e stia proponendo le pappe che rifilo al pupo. Ne sono consapevole e, anzi, aspetto a petto in fuori i commenti di qualche "Anonimo", chè i picchi di audience fanno semper piacere (chi mi segue avrà capito). So per certo, però, che le foodblogger capiranno e perdoneranno quest'attacco "porridgioso" che ho avuto. Il porridge, ne vogliamo parlare? Una pappetta che esteticamente sembra quella che si dà al cane ma per la quale gli inglesi vanno matti. Non c'è english breakfast che si rispetti che non la annoveri tra le sue componenti e molte mie amiche foodblogger ne hannopresentato almeno una versione.

21.9.11

Composta di pere, pepe e cannella

Devo confessarvi una cosa: non amo le marmellate e le conserve in genere. Mi spiego: da mangiare mi piacciono molto ( ho una passione per la marronata e per quella di arance con le fette dentro) ma preferisco comprarle già belle e fatte. Diciamo che appartengo decisamente al partito del "Cotto e mangiato" ( e la Parodi non c'entra nulla...a proposito, esco dal seminato per comunicarvi che ho provato a guardare cinque minuti della sua nuova trasmissione. Beh...quasi mi vergogno a dirlo, dato che ho odiato con tutta me stessa la striscia su Italia1 e i suoi libri, ma...beh, non è male. Ok, taglio corto se nò mi picchiate...), vale a dire, preferisco cucinare per mangiare subito piuttosto che preparare e conservare.

20.9.11

Carpaccio di funghi e mela

Ogni tanto la non-ricetta ci vuole. Ross ne aveva addirittura fatto un simpaticissimo appuntamento del lunedì, pensa tu. Le non ricette sono quelle cosucce che nascono da sole, senza bisogno di sfogliare libri o seguire procedimenti particolari: prendi ingredienti, mischi il tutto, al massimo condisci, servi e mangi. Se riesce, fotografi. A volte le non ricette nascono con ingredienti che abbiamo in casa e che inauguriamo appositamente per la bisogna; altre prendono vita da avanzi ( non che dobbiate andarli a prendere dalla pattumiera eh!) di preparazioni precedenti. Questo è un esempio: nel fine settimana, dovete sapere, ne approfitto per cucinare un po' dato che i giorni normali lavoro ( a volte più, a volte meno, ma comunque non sono a casa). Preparo quei due, tre dolci, due o tre pranzetti e, se riesco, qualche sfizioseria extra ( tutto ciò comporta le relative foto: 2+3+2+3=10 ecco perchè riesco a pubblicare quasi un post al giorno..e meno male: non so voi, ma a me scrivere rilassa parecchio...e anche raccontarvi i fatti miei, sì). Ecco, questo è l'esempio della sfizioseria extra del week end: avevo avanzato mezza mela da non so che preparazione, qualche champignon da una zuppa e mezzo vasetto di yogurt home made. Buttare il tutto? Giammai! Ed è nata la non ricetta. Poi, già che c'ero, ho anche agguantato la reflex e fatto qualche foto...A voi l'idea.

19.9.11

Torta al cioccolato senza farina

Non mi posso dilungare: non perchè non ne abbia voglia, per carità. Né perchè la ricetta in sé non meriti di essere celebrata, anzi. Il fatto è che c'è proprio poco da dire in proposito: è una torta di cioccolato. Neppure troppo bella, a dire la verità ( e le foto-orrende-non c'entrano nulla...è bruttina di suo): bassina, scura, screpolata. Sfigatella, insomma. Poi, quasi a ribadire che spesso l'apparenza inganna, ecco il taglio e la prova assaggio, e ogni dubbio sul se sia presentabile o meno, svanisce: questa è LA torta di cioccolato. Lasciamo perdere torte impacchettate o "liofilizzate" ove il cioccolato è sostituito dal cacao, soffici e alte come un codice civile, che ti si ammappano sullo stomaco e vanno giù solo con mezzo litro di latte. Non c'entrano nulla.

17.9.11

Yogurt pera e cannella


Questa, non solo non è una novità, ma anzi è una di quelle cosucce che richiedono fatica zero e soddisfazione a mille. E al mattino, quando lo porterete nel letto della vostra dolce metà, beh...farete un figurone. Altttttttttt, mo' che ci penso, lo yogurt è uno di quegli alimenti tipicamente femminili, quelli dai quali i maschietti rifuggono come dalla peste. Chissà perchè? Forse che lo associno alla "dieta" e lo prendano come una punizione imposta dalla loro signora che, in modo edulcorato sta facendo capire che ultimamente le maniglie dell'amore si sono trasformate in maniglioni antipanico? O che sia colpa della Marcuzzi, che a forza di mangiare yogurt ha pure sfornato un pupetto?

16.9.11

Miso and segale soup

Oh, come mi mancavano le giornatine come quella di ieri...quelle giornatine al termine delle quali ti senti fusa come una sottiletta. Nulla di che, solo ordinaria amministrazione o, meglio, ordinario lavoro, ma una mattinata trascorsa in Tribunale, dalle 9.00 alle 12.30, aspettando di discutere un ricorso di lavoro contro il M.I.U.R. mi ha leggermente massacrata. Dopo la pausa estiva non ero più abituata ai piacevoli bivacchi nei corridoi del Tribunale, in attesa che venga chiamata la propria udienza, che in teoria avrebbe già dovuto essere chiamata da due ore. Gioie della professione...E poi, arrivare in studio ed essere allietati dal chiacchiericcio incessante del collega, beh, diciamo che anche ciò non aiuta a riprendersi nè fisicamente che moralmente. Ma tant'è: oramai ho avuto il battesimo di fuoco e credo di essermi "vaccinata" per un po'...E che c'entra tutto ciò con la zuppa che vedete, vi starete chiedendo? E' una zuppa fusion, semplice ^_^ Il basso livello della battuta vi deve aver convinto del mio stato mentale, quindi passo alla ricetta senza indugiare oltre. Una zuppa dicevamo. A dire il vero, quando ho fatto ammollare la segale ( credo di essere una delle poche persone che si sono imbarcate nell'avventura di comprare la segale in chicchi: 40' minuti di cottura in pentola a pressione per una consistenza sempre troppo al dente e pochissime ricette in merito) doveva servire per tutt'altra cosa...cosa, non chiedetemi: avrei inventato. Poi, oziando sul web, mi sono imbattuta in questa meravigliosa zuppa con miso e noodle e, folgorata come San Paolo sulla via di Damasco,  ho deciso di abbandonare la segale a favore dei cari e nobili Soba all'artemisia. Ero quasi commossa dal fatto che sarei riuscita a rendergli onore. Poi è subentrato il senso di colpa dato dall'aver già nell'ordine, ammollato, cotto, scolato quel chicco così prezioso e così la decisione di fondere quella ricetta con qualcosa di più mediterraneo, come la segale. Così, con le necessarie "depurazioni" date dalla mancanza di alcuni ingredienti, è nata questa ricetta...Poichè, però, il primo amore resta sempre il primo amore, a breve proverò la versione originaria: ho ancora 2/3 di pacchetto di Soba che mi attendono...

Ingredienti per 2 persone
1 / 2 peperoncino
1 cucchiaino di zenzero in povere  
2 carote piccole
1/2 cavolfiore o broccolo romano
1/2 finocchio
60 gr ( a crudo) di segale precedentemente cotta ( dovete farla ammollare per almeno 12 ore, poi cuocere in abbondante acqua - almeno 3 volte il suo peso- per 45' ..io addirittura la faccio cuocere 40' in pentola a pressione)
Per il brodo:
2 tazze d'acqua
2 cucchiaini di miso 
1 cucchiaino di salsa di soia
Preparazione
Tritate il peperoncino; affettate le carote (usare un pelapatate) e dividete il broccolo in piccoli pezzi. Tagliate il finocchio a quarti e mettete tutto da parte Versate 2 tazze di acqua bollente in una pentola, aggiungete la pasta di miso e mescolate fino a scioglierlo. Aggiungere la salsa di soia, il peperoncino, lo zenzero e fate cuocere per un paio di minuti. Spegnete. Poco prima di servire mettete nella pentola le verdure ( devono restare croccanti) e la segale.Fate riscaldare per qualche minuto e servite.


14.9.11

Zuppa piccante di patate dolci

Ci sono ricascata. Dopo il mio riavvicinamento dello scorso anno alla Patata americana, trascorsi decenni da quando ne assaggiai per la prima volta una e la vomitai subito dopo, credevo di aver posto a tacere la mia anima curiosa che mi chiedeva incessantemente se ci fosse un'incompatibilità di fondo tra me e quell'orrendo tubero o se la mia fosse solo una fissazione:  date le recenti e positive prove mi convinsi che era stato solo un litigio temporaneo. Bene, fatta la pace con la Sweet Potato, rimasi per mesi inerme, chiedendomi quando le avrei ricomprate data la sparizione dai mercati . Poi, tra gli scaffali dell'Esselunga, l'incontro: le patate erano tornate! Unica fregatura il fatto che non vengono vendute sfuse, ma a pacchi da cinque o sei ( che non hanno propriamente la dimensione di patatine novelle) . Ebbene, dopo aver meditato, rimeditato, trimeditato mi sono decisa ad acquistarle col risultato che mo' mi trovo con una bella quantità di patate dolci da smaltire ( tanto ci siete abituati no?), dato che per questa zuppetta qua ne ho utilizzate solo due. Una zuppa, dicevamo. Una zuppa presa da un libricino veramente easy ( di quelli che io nemmeno conteggio tra i "libri ufficiali" dato l'esiguo numero di pagine ) ma ricco di idee...anzi, tutta la serie di Anne Wilson è una fucina di ideone, anche se sulle pagine del blog non ne ho mai parlato. Comunque, tornando alla zuppa, appena l'ho vista me ne sono innamorata. Primo motivo: la patata americana. Secondo motivo: il suo ( della zuppa) essere piccante. Terzo motivo: la facilità di esecuzione.  Date cotali premesse dovevasi provare! Il risultato mi ha soddisfatto. Unico neo: quella fotografata nel libricino è arancione e, più che a una zuppa di patata americana, sembra una vellutata di zucca. Ora, sì che sono "cecata", però credo di aver svelato l'arcano: la Sig.ra Wilson o chi per lei, ha usato quella con la polpa arancione, mentre la mia era del tipo a pasta bianca. Se, nelle mie scorribande mi capiterà sotto tiro quella, beh, state certi che la provo e poi relaziono!

13.9.11

Madeleines al miele e limone per una persona speciale


Ci sono dei sapori che associamo subito all'infanzia. Io, a ben pensarci, ne ho diversi, di cibi che mi fanno tornare a quando ero bambina, peccato che molti di essi non esistano più: ad esempio, se penso alla montagna mi vengono in mente gli strudelini della Pavesi all'arancia o ai fichi, se penso alla campagna e ai pic nic ecco il cioccolato da tagliare a fette della Novi...Che poi non sono dolci che mangiavo tanto spesso, eh ( mia nonna era del partito pane olio e aceto o pane e marmellata con, una tantum, qualche prodotto confezionato), ma per qualche strana ragione li associo a quei luoghi che ho appena descritto. Forse perchè gli strudelini erano il mio snack sull'autogrill pavesi mentre andavo a sciare a Prato Nevoso con papà, nonna e zia, mentre il cioccolato da tagliare era la conclusione delle merendine sul prato nella nostra "magione" di campagna ( trattasi di un pezzetto di terra minuscolo già appartenete ai miei nonni, con un casotto per gli attrezzi ed una tettoia...stop, tutto qui!).Se penso alla merenda e ai the pomeridiani, invece, mi sembra di sentire in bocca il sapore burroso di certi dolcetti che non credo nemmeno esistano più: avevano l'uvetta, la forma a "barchetta" ed erano vendute in anonime confezioni trasparenti. A pensarci adesso, con un po' di esperienza culinaria acquisita, penso proprio fossero le "Madeleines". Non impazzivo, ma chissà perchè il loro ricordo è proprio molto vivo. Senza i soliti rimandi, credo che però Proust avrebbe qualcosa da dire in proposito....Comunque, credo che quello delle Madeleines sia proprio un must : il Dany ne va matto tanto che qui ne ho già  proposte alcune varianti, più o meno ortodosse. Queste qua, invece, sono tratte da uno degli ultimi acquisti ( tzeeee...avevo detto "mai più libri di cucina fino a...."???), un libro delizioso della Chovancova, pieno zeppo di ricettine biscottose. L'esecuzione è semplicissima, ma la cosa importante è fare riposare l'impasto in frigo per qualche oretta, così che lo choc termico provochi la formazione della tipica gobbetta. E dato che, pare, i gobbi portino bene...beh, le dedico al mio amore...e lui sa perchè!
Ingredienti per una trentina di Madeleines piccole
2 uova
100 gr di farina
75 gr di burro
50 gr di miele ( io ho fatto 25 gr di miele e 25 gr di malto )
50 gr di zucchero
1 cucchiaino di lievito per dolci
succo e scorza di 1/2 limone

Preparazione
Fate sciogliere il miele e il burro a bagnomaria. In una terrina sbattete le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, quindi unitevi il burro col miele, la farina setacciata col lievito , la scorza e il succo di limone. Mescolate bene. Imburrate degli stampini da madeleines ( io non li ho imburrati perchè erano di silicone ) e versatevi il composto. Mettete gli stampi in frigorifero per una o due orette.  Preriscaldate il forno a 180°. Trascorso il tempo necessario infornate lo stampo e fate cuocere per 8-10 minuti a seconda delle dimensioni dello stampo ( per me assolutamente otto, non uno di più!). Spegnete e sfornate i biscotti.

SCHEDA LIBROBiscotti (Piccole golosità) , Ilona Chovancova, Bibl. Culinaria.


12.9.11

Castagnaccio

Sinceramente non so se la ricetta sia anacronistica o meno....forse giusto di due mesetti, dato che il mese delle castagne dovrebbe essere novembre. Fatto è che sempre per l'operazione "pulizia" di cui non vi sto più a raccontare mi sono trovata tra le zampe un pacco di farina di castagne, acquistato chissà quando.Ora: si ponevano alcuni problemi. Problema n.1. Dany mangia tutto ma assolutamente non parlategli di zucca ( e nonostante questo lo amo^_^) e castagne ( leggi: no torte di castagne, Montblanc, marron glaces), ergo una tortina per lui era fuori discussione. Problema n.2: mio padre venderebbe un rene per un salame, mentre non ama alla follia i dolci e la colazione la fa a fatica con due ( di numero) biscottini più un caffè al volo ( e qui si spiega il perchè le mie dosi sono sempre ridotte al minimo..e già così vi assicuro che fatichiamo a finire le torte che faccio). Domanda: cosa me ne faccio di un pacco di farina di castagne da 500 gr da terminare con una certa urgenza? Per fortuna, quando mi sono posta l'interrogativo, era giorno di Croce Rossa, nel senso che mio padre quella sera era di turno come volontario CRI. Ora, dovete sapere che una delle cose che mi diverte di più è chiedere, il mattino dopo, cos'hanno fatto in CRI, inteso come servizio d'emergenza. La risposta, 9 volte su 10 è :"...abbiamo mangiato..." e segue a ruota il menù. Ovviamente, quando c'è un'emergenza non c'è spaghetto alla carbonara o polenta concia ( sì, perchè mangiano sempre cose "leggerine" e di pronta e veloce preparazione ) che tenga: si molla tutto e si parte, con buona pace della pasta scotta o di indigestioni scontate durante la notte. Però i dolci possono essere mangiati in qualunque momento no? e considerando che nel turno con lui ci sono una decina di persone ( descritte come delle locuste affamate), ho pensato di fare la carina e rifilare loro un rustico castagnaccio. Che la farina fosse in prossimità alla scadenza non è dato sapere. E così in quattro e quattr'otto mi sono messa all'opera e sono anche riuscita a fare le foto prima che papà e torta partissero per la CRI. Pare sia piaciuta....Piccola nota: non c'è zucchero, come da tradizione. Mancano, purtroppo, i pinoli....ma c'è l'uvetta ( e vi risparmio il perchè della sua presenza :-) ). Se volete fare i raffinati, la ricetta suggerisce di aggiungere anche del rosmarino. Io, dato che i colleghi di mio padre non sono così "fineures", non ho osato.
Ingredienti per una teglia da 24 cm
250 gr di farina di castagne
3 cucchiai circa olio e.v.o.
3 dl acqua
uvetta q.b.
sale

Preparazione
Mettete in una ciotola la farina di castagne , unitevi un pizzico di sale e, poco alla volta, 3 cucchiai di olio e.v.o. e circa 3 dl di acqua tiepida. Lavorate con la frusta in modo da eliminare tutti i grumi e, al massimo, aggiungete ancora acqua: dovete ottenere una pastella densa. Rivestite una teglia di circa 24 cm di diametro con un foglio di carta da forno e versatevi il composto. Cospargete la superficie con l'uvetta che avrete ammollato in poca  acqua e poi strizzato. Infornate in forno preriscaldato( cosa che non specifico mai, ma è da fare in tutti i casi di cottura in forno, tranne pochissimi casi) a 180° per 45' circa. La superficie dovrà essere screpolata. Fate raffreddare e servite.

10.9.11

Zaru Soba....

 ..ovvero come sentirsi Zen con un pacco di spaghetti 
Rischio di diventare monotematica, okkei. Leggevo le avventure dell'Araba più felice della blogsfera e delle sue disavventure con l'amica conoscente di cui certamente sapete...ecco, evidentemente anche lei soffre di shopping culinario compulsivo, se nò non si spiegherebbe quella frase "Per dolce faccio una bella macedonia, che ho tanta frutta da buttare" ( sul resoconto della serata credo che sapremo presto..). Ecco, della fine che ha fatto la mia frutta già sapete..passiamo al reparto cereali e affini, quello più ostico. Credo di non fare la mosca bianca se confesso che quando vedo qualche cosina sfiziosa e mangereccia non resisto e la compro...la porto a casa tutta goduta come se avessi appena vinto al SuperEnalotto (no, forse in quel caso sarei più gaudente)e la metto in dispensa, tra i "preziosi". E lì rimane. Perchè Francesca, perchè? vi domanderete. Facile: perchè ho paura di consumarla! Mettete che finisca gli udon comprati a Londra, o la Fava Tonka acquistata a Parigi o, più semplicemente,  il riso glutinoso fatto arrivare appositamente per me in una erboristeria qui ad Asti, cosa potrei fare? prenotare un volo last minute per Londra/Parigi/Via Garetti per rifornire la dispensa oramai privata di quel bene introvabile??? O sprofondare in quello stato di smarrimento per la serie "neanche le donne in stato interessante hanno delle voglie così"? Giammai...ecco perchè tendo a conservare fino all'ultimo le prelibatezze...Salvo poi trovarmi, in una piovosa domenica pomeriggio, col naso ficcato nella suddetta dispensa ed un pacchetto di Soba all'artemisia ( che non so neanche cosa sia, ma ha un nome così romantico...mi piaceva il suono) tra le mani, fissando inebetita la sua data di scadenza...settembre, vi rendete conto???? eppure erano passati poco più di due anni da quando l'avevo acquistata...Stessa scena ripetesi per gli Udon al the verde comprati a Londra, un pacco di farina di castagne, un cous cous all'orzo, del semplice riso integrale e qualche altra cosuccia. Dicevamo: i Soba all'artemisia, quelli che mi hanno subito coinvolto emotivamente da tanto era bello il loro nome. E già mi vedevo, vestita come una geisha giapponese, servire ( a chi?????) ciotole fumanti piene di Soba all'artemisia...mi sentivo zen solo al pensiero. E invece hanno finito per essere serviti nel più scontato dei modi: con una ciotolina di salsa di soia e wasabi, cosparsi di Nori ( anch'essa da terminare al più presto). Che poi è una ricetta tradizionale, mica scherzi, però pretendevo di onorarli in una maniera più elaborata...Comunque, ne ho ancora 2/3 di pacchetto e vedremo come servirli.. Intanto la ricetta presa da lei con la precisazione che i miei NON sono CHA soba per il semplice fatto che il Cha è il the verde, e questi sono invece all'artemisia! Questi, stando a Wikipedia, dovrebbero essere i Zaru Soba.Comunque la preparazione è la stessa.


Ingredienti 
Soba all'artemisia o al the verde
salsa di soia, wasabi
alga nori tostata e tagliata a striscioline


Preparazione
Portate a bollore una pentola di acqua e cuocete la soba per 4 o 5 minuti. Scolatela al dente e fermate la cottura passandola sotto un getto di acqua fredda, quindi scolatela di nuovo. Impiattatela, cospargete ogni porzione con striscioline di alga nori tostata e servite con una ciotolina piena di salsa di soia in cui avrete sciolto un po' di wasabi, cui ogni commensale dovrà attingere.






9.9.11

Fico alla riscossa!


Io vi avevo avvertito: sarebbe stata una settimana all'insegna del fico, che non è un esemplare maschile di rara bellezza, ma un frutto autunnale. Trattasi ancora di quei fichi acquistati in un momento di raptus da blog e poi avanzati. Quei fichi che stavano per fare la fine di pesche e susine ( dimenticate nel cesto della frutta o nel cassetto in fondo al frigorifero), con la differenza che essi sono un po' più deperibili rispetto a quelle e quindi più di tanto non potevano aspettare. Ecco, dopo averli usati nell'insalata de quo mi restava il dubbio su come utilizzare i rimanenti. Certo, di idee nei blog e nei libri ce ne sono parecchie, ma considerate che ero appena stata galvanizzata da Luca Montersino e dalla sua filosofia di dolci salutari, ragion per cui provare una frolla senza burro nè uova mi sembrava il minimo per continuare a testare le sue creazioni. Una frolla dovrà, mi sono detta, pur accogliere una farcitura, o sbaglio? Montersino, dalle pagine del suo libro, non mi ha dato una risposta ma dato che, si sa, se la montagna non va da Maometto , Maometto va alla montagna ( o era il contrario? non ricordo mai..), mi sono messa a cercare su altri libri/riviste e ho trovato la soluzione su un vecchissimo numero di Sale&Pepe. La frolla era un po' meno salutare rispetto a quella del Maestro, ma il ripieno era proprio quello che faceva al caso mio. E mi sono messa all'opera, rafforzando in me l'idea che sono davvero negata per fare le crostate. Sul sapore nulla questio, ma esteticamente le mie sono le crostate più brutte e sfigate che abbia mai visto in giro: storte e con più rughe di una vecchia...non so se mi spiego. Comunque, estetica a parte, ho partorito una crostata salutare e di stagione, cui la compagna di mio padre, fissatissima con colesterolo e calorie ( salvo poi cedere alla tentazione di un bombolone unto e straunto ) ha fatto onore. Se non sono soddisfazioni queste....
Ingredienti per una tortiera di 15 cm di diametro circa *
Per la frolla:
170 gr farina ( io ho fatto metà bianca e metà di segale) ( 500 gr)
80 gr di zucchero ( 250gr ) 
20 gr olio evo (70 gr )
20 gr olio semi ( 70 gr)
40 gr acqua (125 gr)
1 puntina lievito
Per la farcitura:
3 fichi
50 gr zucchero
succo e scorza di un limone non troppo grande

Preparazione
Preparate la pasta frolla mescolando insieme i vari ingredienti ( confesso: io non faccio fontane!), e poi formate una palla che lascerete riposare in frigo per mezz'oretta. Lavate e ( se volete) sbucciate i fichi, tagliateli a tocchetti e metteteli in una casseruola con zucchero, succo e scorza del limone. Fate cuocere per 20' circa e fate raffreddare. Prendete la pasta, tiratela in una sfoglia di circa 3 mm, quindi rivestite una tortiera imburrata e infarinata. Bucherellate il fondo con una forchetta, quindi adagiatevi sopra la "marmellata" di fichi. Infornate a 180° per 35' circa, quindi fate raffreddare. Io, poco prima di spegnere, ho aggiunto qualche acino d'uva, ma la cosa è assolutamente facolatativa.

*( tra parentesi le dosi elefantiache di Montersino)

8.9.11

Gratin salva frutta



Ancora frutta. D'altronde è il momento migliore per farne scorpacciate, dato che sul mercato ritornano i frutti migliori e più golosi ( anche se dovrò dire addio alle pesche, ahimè...ma a favore di mele e pere, non so se mi spiego :-) . Capita però che a casa mia si acquisti più di quanto si mangi : siamo solo io e mio papà ( oltre alle ospitate di Dany che, però, è "allergico" alla frutta ^_^) e a volte facciamo male i calcoli. Anzi, diciamo la verità: la sottoscritta a volte si fa prendere un po' la mano e acquista un po' troppe cosucce ( soffro di shopping culinario compulsivo) salvo poi ritrovarsi una piovosa domenica pomeriggio a far pulizia nella dispensa e dover buttare nella pattumiera un sacco di prodotti oramai scaduti ( mi piangeva il cuore, giuro..). Ecco, per evitare di far prendere il volo anche alla frutta (o, meglio, evitare che la frutta prenda il "volo" in senso letterale...su che avete capito) e in considerazione di tre susine e due pesche che stazionavano nel cesto da qualche giorno ed erano oramai mollicce, ho improvvisato un  dessert. Nulla di stratosferico: avete presente il taglia, mescola, cuoci? ecco, esattamente il procedimento che ho seguito. Come dire: che me ne faccio dei 240 (ora sì, credo di aver tranquillamente raggiunto cotale numero) ricettari se poi spesso e volentieri invento di sana pianta? Ok, cancello la domanda ( sia mai che la legga mio padre...o Dany...e poi sì che sono rogne ^_^) e riformulo la risposta: i ricettari servono a dare l'ispirazione, noooo??? Comunque, ritornando alla ricetta, è cosa che si può fare in due minuti ( più la cottura in forno), è sanissima ed un ottimo modo per riciclare uova e frutta. Una sorta di clafoutis, senza farina però. L'ho fatta in due versioni: con le susine e con le pesche. Il procedimento e gli ingredienti base sono gli stessi, ergo penso che possiate anche utilizzare altri tipi di frutta. 

Ingredienti per 2 persone
3 susine ( o 2 pesche )
1 uovo
2 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di latte

Preparazione
Lavate la frutta scelta e tagliatela a tocchetti ( per la versione con le susine, le ho fatte leggermente cuocere  in un pentolino antiaderente con un cucchiaio di zucchero, fino a quando hanno iniziato a diventare tenere ). Quindi mettete la frutta sul fondo di due ramequins che possano andare in forno. Sbattete l'uovo con lo zucchero, aggiungete il latte a filo ( volendo potete aromatizzarlo con zenzero o cannella) e versate il composto sulla frutta. Infornate a 180°, a bagnomaria, per 20' circa. la superficie dovrà iniziare a caramellare. Spegnete, fate riposare e servite tiepido o freddo.



6.9.11

Fico!!!!!!!!!!!


Titolo ( scemo) del post a parte preciso subito che io non amo i fichi. Eppure questa settimana, ironia della sorte, vi beccate non una ma ben due ricette con questo dolce frutto autunnale, tiè, giusto perchè ne avevo acquistati un po' per fare quello di cui vi parlerò tra poco e ne avanzavano ancora parecchi. Parlavamo dei miei gusti in fatto di fichi. Ora, non che li detesti ( non detesto alcun frutto), ma per me la frutta per eccellenza, l'unica degna di concludere un pasto o di costituire una merenda è la mela o, in estate, la pesca. Senza addentare una bella Granny non potrei vivere, mentre potrei certamente rinunciare a un altro frutto. Fichi, ciliegie, albicocche mi piacciono molto, ma come sfizio da mangiucchiare direttamente dall'albero ( o da pescare dal sacchetto), o per farci dolci o altre cosucce sfiziose. Sì, perchè la frutta è troppo spesso ( e ingiustamente ) relegata al ruolo di dessert, mentre presenta delle doti gastronomiche non indifferenti. Mi riferisco al risotto con le fragole ( che fa tanto anni '80) o all'insalata di arance e finocchio o, e qui scatta la citazione onnivora per forza di cose, al prosciutto e fichi. E' un abbinamento abbastanza usuale no? Esiste sulla faccia della terra qualche ristorante più o meno rinomato che, almeno una volta, non lo abbia proposto sul menù? credo di no. Poi, se volete osare qualcosa di più, in rete trovate tutto quello che desiderate, giusto per renderci conto che accostare un frutto ad un cibo salato non è nulla di strano. Le foodblogger ( che sono sempre avanti), hanno ultimamente proposto un sacco di ideuzze carine a tema: qui, qui  e qui per farvi qualche esempio. Dovevo anche io dare il mio contributo, per quanto modestissimo. Ho pensato che uno degli abbinamenti più classici è il formaggio con i fichi. Ora: io non mangio formaggio, ma mi è venuto in aiuto il tofu. L'ho fatto marinare e cuocere insieme alla frutta, così che questa gli ha trasmesso un po' del suo dolce sapore, poi l'ho messo in una bella insalatina.  Tocco extra ( ma neanche tanto, dato che sempre di dono dell'autunno si tratta ), l'uva, caramellata anche lei e dei semini di sesamo giusto per dare un po' di croccantezza. Se non vi piace il tofu potete sostituirlo con qualsiasi altro formaggio ( lasciando perdere quelli troppo intensi e puzzoni ): una ricotta, un pezzo di feta, il primosale....Io ho usato fichi bianchi e uva bianca ma, per una versione più "red", volevo provare a sostituire il tutto con uva rossa e fichi neri. Vi aggiornerò. Intanto, visto che casca a fagiuolo, con questa ricetta partecipi al contest indetto da Gattoghiotto in collaborazione con Malvarosa Edizioni.

Ingredienti per una persona
1 panetto di tofu solido
1 fico grande
qualche acino d'uva
insalata mista
salsa di soia
zucchero
sale
olio

Preparazione
Tagliate il tofu a fettine e fatelo marinare per 15' con un po' di salsa di soia. Intanto lavate la frutta e tagliate i fichi a quarti. In una padella antiaderente fate rosolare un pochino di olio, quindi aggiungete il tofu con la sua marinata, i fichi, spolverizzate di zucchero ( 1/2 cucchiaino) e fate cuocere a fuoco basso fino a che il tofu non sarà cotto ( meglio se leggermente dorato) e i fichi caramellati. Se il composto dovesse asciugare troppo, aggiungete un filo di acqua. Poco prima di spegnere aggiungete l'uva. In un piatto mettete l'insalata, quindi adagiatevi sopra il tofu e la frutta. Allungate con un po' di acqua il fondo di cottura rimasto in padella e fate restringere a fuoco vivo. Versate questa salsina sull'insalata e, volendo, cospargete con semi di sesamo

P.S. Grazie al mio favoloso papà per avere prestato le sue manone alla mia fotografia...
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5.9.11

Torta di pere e cioccolato del Sig. Montersino

 
Premessa: il post è lunghetto, quindi prosegue anche dopo l'interruzione. Fatta la comunicazione di servizio veniamo a noi. Lo sapevo. Ho indugiato, studiato sul da farsi e alla fine ho deciso: avrei avuto la mia  prima volta con Luca Montersino. So che non siete maliziosetti, quindi sono sicura che avrete capito che mi sto riferendo a una ricetta di Luca Montersino, colui che ha fatto della "salute" il suo cavallo di battaglia.Il signore de quo, infatti, oltre ad un curriculum vitae non indifferente, è anche il fondatore della prima pasticceria salutistica in Italia ( ad Alba per la precisione), "Golosi di Salute", dove i fortunati avventori potranno gustare a cuor leggero ( e pure a portafoglio) una serie di delizie da far perdere la testa, tutte accomunate dal fatto di essere salutari ( vengono usati ingredienti di prima qualità, farine alternative quali kamut, farro e company, dolcificanti naturali e via dicendo) e adatte anche a chi ha problemi di intolleranze ( mi riferisco ai celiaci, a chi soffre di intolleranza ai latticini o non può mangiare saccarosio) e di dieta. Tra mille attività tra cui qualche comparsata televisiva, Montersino ha anche pubblicato alcuni libri che però, dopo averli sfogliati per innumerevoli volte e visto anche il prezzo, non ho mai acquistato. E' capitato, vuoi il caso. che in quel di maggio  andassi alla Fiera del Libro di Torino e cosa mi trovo tra le mani ( praticamente era finito da solo...giuro!)? Uno dei due nuovi libri di Montersino, praticamente un'estrazione economica dei precedenti volumi. Subito, incantata dalle foto, ho acquistato questo, dedicato a torte e biscotti.

2.9.11

Gomadofu e Auguri Chiara!

L'immagine alquanto zen delle mie bacchettine mi fa ricordare ciò che consigliò Virgilio a Dante nel Canto III dell'Inferno : "Non ragioniam di lor ma guarda e passa"...e io passo, certo! Per la serie mi spezzo ma non mi piego procedo oltre, ringraziando colui/colei che mi ha fatto involontariamente capire quante splendide persone mi circondano e mi vogliono bene.
Anzi, a proposito di persone meravigliose, un bacio grande alla Chia, che oggi si sposa col suo "Tato": vi auguro tutta la felicità del mondo! 
Ciò detto una ricettina veloce veloce e dallo stile giapu ( lo si capiva??? ) proveniente ancora una volta da un libricino di Clea, questa volta tutto dedicato all'Agar Agar. Domandina: cos'è l'agar agar? sicuramente lo sapete, dato che ne hanno parlato lei e lei ma lo ribadisco: è un gelificante naturale, ricavato da alghe rosse, e lo si usa nella cucina vegetariana/vegana e macrobiotica. Rispetto alla colla di pesce, infatti, è assolutamente vegetale e vanta tutta una serie di caratteristiche ( rinfrescanti, calmanti, diuretiche...ma non è questa la sede per parlarne approfonditamente) che fanno di lui un grandioso alleato per chi sceglie una cucina naturale e cruelty free. Bene, Clea ci mostra in questo piccolo libricino dai colori pastello, quanto sia versatile, sia nei piatti dolci ( stile budini e gelatine) che in quelli salati. Di ricette dolci ve ne ho già proposte diverse ( anche prima dell'arrivo del libricino), mentre credo di non aver mai intrapreso la via "salata". Tra le tante ideuzze del libro, quella che mi ha colpito subito al cuore è stata la ricetta del Gomadofu. Ora, so che il Tofu non riscontra le simpatie di tutti e...qui casca l'asino!!!!! Il Gomadofu non c'entra nulla col finto-formaggio di soia: è un budino salato giapponese composto da latte di soia, tahini, sale e agar agar. La sua consistenza è"gommosa" , proprio come quella del tofu e da lì il nome. Analizzata la consistenza, parliamo del sapore, particolarissimo e oleoso, data la presenza del tahini. Ovviamente, trattandosi di purea di sesamo, è sconsigliata alle persone allergiche ( e ce ne sono!). Bene, detto ciò vediamo come l'ho preparato e utilizzato io: la prima volta ( la versione che vedete qua ) l'ho mangiato con una fresca insalata di carote ed alghe, mentre la seconda l'ho tagliato a dadini ( come se fosse formaggio) e mescolato a verdure grigliate. Tradizionalmente credo che lo si serva soprattutto da solo perchè, pare, sia un piatto nutrizionalmente completo. Boh....Stranamente ^_^ ho seguito alla lettera la ricetta, con una piccola aggiunta europeizzante ( che voi potrete anche omettere): un cucchiaino di senape al posto del più tradizionale e nipponico wasabi che solitamente accompagna il Gomadofu. Che dire di tutto ciò? a me è piaciuto, e l'ho trovato un piatto "allegro", per giocare un po' in cucina, se nò ci annoiamo, no???

Ingredienti per 2 persone
100 ml di latte di soia
100 ml di acqua
40 gr di tahini
2 gr di agar agar
sale
senape o wasabi per servire

Preparazione
Emulsionate la tahine con un pizzico di sale. In in pentolino mescolate acqua, latte e agar agar. Portate a ebollizione e fate bollire 30 secondi. Spegnete e versate questo composto sull'emulsione di tahini ;mescolate per sciogliere bene la purea di sesamo. Versate il composto in due stampini monoporzione, meglio se quadrati, mettete in frigo per un'ora, quindi sfornate servendo con un po' di wasabi ( o senape, come ho fatto io).

SCHEDA LIBROAgar agar : Secret minceur des Japonaises, Clea, Ed.LaPlage